Brexit!

Le elezioni della scorsa settimana in Gran Bretagna, di fatto un secondo referendum sulla Brexit, ci hanno consegnato un risultato storico. Dopo tre anni di melina parlamentare, di pressioni di tutti i tipi per cancellare la vittoria del leave nel 2016, la scelta di uscire dall’UE è stata clamorosamente confermata. Liberiamo l’Italia saluta con soddisfazione questo successo.

Si tratta di un risultato storico perché, mentre da un lato dà forza a chi (come noi) si batte per la riconquista della sovranità nazionale, dall’altro esso segna un serio indebolimento dell’Unione europea, della sua pretesa egemonica e del suo espansionismo. Di più, smentendo tutti i catastrofismi del caso, il voto del 12 dicembre dimostra che dalla gabbia europea si può uscire, eccome.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando, in qualità di presidente della Commissione europea, Romano Prodi parlava di una UE che un giorno sarebbe andata da Lisbona a Vladivostok! Adesso, non solo si è fermata l’espansione ad est, ma problemi serissimi sono sorti ad ovest, segno evidente dell’esaurimento di quella spinta unionista su cui tanto confidavano le oligarchie del continente.

Certo, a guidare la Brexit sarà il liberista Boris Johnson. Ma ciò è dipeso dal fatto che alla chiarezza del suo decisivo slogan – get brexit done – si è contrapposto il ponziopilatismo di Corbyn proprio sul decisivo punto del rispetto dell’esito del voto popolare di tre anni fa. In questo quadro, lo stesso programma di Corbyn – per quanto apprezzabile e positivo per diversi aspetti – è risultato astratto e velleitario, dato che non ci voleva molto a capire la sua totale irrealizzabilità nella cornice dell’Unione europea.

La sconfitta laburista non è stata dunque il frutto di un destino cinico e baro, bensì la diretta conseguenza delle contraddizioni e delle scelte della sua leadership, incapace di vedere come il nodo della Brexit sarebbe stato quello decisivo, quello che avrebbe determinato una vera polarizzazione tra le classi. Sta di fatto che mentre i laburisti hanno vinto nei ricchissimi quartieri londinesi di Chelsea e Kensington, essi hanno perso nelle più povere zone (oggi largamente deindustrializzate) del nord Inghilterra, quelle dove un tempo facevano il pieno di voti. Quelle dove già nel 2016 il leave aveva ottenuto percentuali altissime.

Ma la Brexit parla anche a noi. Parla ai popoli dell’intera Unione, ed in particolare a quelli che (come il nostro) soffrono maggiormente l’oppressione eurista. La Brexit ci parla della forza della volontà popolare, della praticabilità di un percorso di liberazione, della necessità di percorrerlo senza indugio.

E’ un segnale che Liberiamo l’Italia intende cogliere fino in fondo. La via dell’uscita dalla gabbia europea non sarà certo facile, ed è necessario aprire un dibattito su come percorrerla concretamente nel nostro Paese, ma è quella che dobbiamo intraprendere. Contro l’euro-dittatura, per un’alternativa antiliberista, per applicare finalmente la Costituzione del 1948.

Coordinamento nazionale di Liberiamo l’Italia

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