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DA SOGGETTO FEDERATIVO A MOVIMENTO POLITICO UNITARIO

di Risoluzione del Fronte del Dissenso
21 Ottobre 2022
in Politica
3
DA SOGGETTO FEDERATIVO A MOVIMENTO POLITICO UNITARIO
Letture: 925

L’umanità è ad un bivio. I due i pilastri su cui si reggeva la globalizzazione — liberismo sul piano economico e predominio americano su quello geopolitico— stanno crollando. Un sistema muore, un altro dovrà nascere sulle sue ceneri.

Lungi dall’arroccarsi per difendere l’esistente, le élite dominanti, hanno un preciso disegno di rifondazione sistemica del capitalismo. Disponendo delle armi fornite dalla tecno scienza, pensano di governare il caos togliendo la gestione degli affari sociali ai corpi politici per consegnarla ad una tecnocrazia assistita dalla “infallibile” e “predittiva” potenza di calcolo dell’intelligenza artificiale. La “infida” democrazia lascerebbe il posto ad una cyber-dittatura, gestita da algoritmi che mentre renderanno cronometrici e infallibili i processi di precarizzazione del lavoro e lo sfruttamento dei nuovi schiavi, potranno sorvegliare e plasmare la vita, i corpi e persino i sogni dei cittadini. Da una parte una moltitudine di oppressi, dall’altra i milionari dominanti che immaginano addirittura di diventare, grazie a manipolazioni genetiche e ibridazioni cibernetiche, una nuova razza di “superuomini”. Per ottenere il necessario consenso sociale, e quindi per legittimare la fede nei poteri salvifici della tecno-scienza e la venerazione dei suoi falsi taumaturghi, l’élite non si limita a spacciare questa funesta distopia come fulgido progresso, ma vuole dimostrarne l’inevitabilità — di qui la strategia del cosiddetto Grande Reset che implica la produzione di una serie di shock, imposti su scala mondiale, quali l’Operazione Covid, e molti altri, fino al conflitto geopolitico totale.

Le élite dominanti per quanto esigano che l’Occidente resti in posizione di comando, sono ben consapevoli che questa rifondazione sistemica non potrà compiersi se si limita all’Occidente medesimo, e che essa potrà avere successo solo su scala globale, in particolare estendendo la sua egemonia su tutto il continente asiatico e al tempo stesso sottomettendo, una volta per tutte,l’intero potenziale politico e produttivo dell’Europa. In questo nuovo mondo non c’è posto per altre civiltà se non quella cybercapitalista, né per nazioni o potenze ostili. Chiunque si opponga alla marcia trionfante del “progresso” dev’essere spazzato via; con l’assedio economico e, se necessario, con quello militare. L’aggressione strategica alla Russia, ritenuta colpevole in quanto roccaforte politico-culturale a difesa di un mondo multipolare, è solo l’ultimo capitolo del piano di dominio neo-imperialista disposto anche a portarci alla fine del mondo, alla guerra termonucleare. 

Il nostro Paese, in questo momento terribile, è un nano condannato ad ubbidire agli ordini che giungono da Oltre Atlantico. La grande borghesia italiana, in cambio del privilegio di far parte dell’esclusivo club dei padroni universali, funge da garante di una sudditanza che è la prima causa, oltre che tragico effetto, del profondo declino economico e culturale del Paese. Questa borghesia servile e la sua classe politica pur di onorare il patto di fedeltà euro-atlantica, non si fanno scrupoli a svendere gli ultimi scampoli di sovranità. Essi agiscono contro l’interesse nazionale, sono il pericolo pubblico numero uno del popolo lavoratore.

In un quadro di asservimento delle istituzioni repubblicane e dei corpi intermedi, è dal basso che sono nate in questi decenni le sole manifestazioni di resistenza — fino al grande movimento contro la dittatura sanitaria e il green pass —, ed è solo dal basso che potrà sorgere un movimento patriottico di liberazione sociale e nazionale. Un grande movimento popolare non nasce a comando, per decisione di questo o quel gruppo politico, esso occuperà la scena all’improvviso, spontaneamente, a partire dalle contraddizioni reali. Tuttavia, affinché non sia un fuoco di paglia, la spontaneità, va incanalata e strategicamente indirizzata; a questo serve lo sviluppo di un’organizzazione politica che raggruppi l’avanguardia popolare, forgiatasi nella lotta di questi ultimi anni, nell’ipotesi di andare incontro ad un periodo di glaciazione dei conflitti sociali. Come avvenne con lo shock della pandemia, il trauma della guerra alla Russia, per di più combinato con la recessione economica in arrivo, potrebbe sortire l’effetto di stordire e paralizzare i cittadini. Proprio a causa di questo clima di angoscia e di paura che frena l’ingresso sulla scena di una nuova ondata di proteste popolari, serve la costruzione di una casa politica con solide fondamenta.

La forma federativa che ci siamo dati un anno e mezzo fa come Fronte del Dissenso non è più adeguata ai tempi duri a cui andiamo incontro. Del resto, prima nel fuoco della lotta contro la dittatura sanitaria poi alle prese con il suo riflusso, il Fronte del Dissenso si era già venuto rafforzando trasformandosi in un movimento politico a tutto tondo: una metamorfosi frutto più della necessità che di una decisione deliberata. È ora indispensabile portare a compimento questa trasformazione decidendo una nuova architettura organizzativa e precisando un più avanzato profilo politico.

Questo cambiamento è urgente anche a causa della sconfitta elettorale subita da quelli che sono stati considerati “partiti antisistema”. Essi stanno tutti subendo il previsto processo di sfaldamento, processo che rischia di risolversi in una pericolosa dispersione di forze, di militanti e di anime. A coloro che hanno compreso l’inadeguatezza di quei gruppi dirigenti, ai guerrieri del movimento no green pass che non vogliono mollare, singoli e gruppi, associazioni e comitati, spetta il dovere di fare un salto politico.

A noi compete quello di fornire a tutti loro un punto fermo di ancoraggio, ribadendo i cinque punti ispiratori dell’Appello dei 100: 

  • il ripristino di tutti i diritti di libertà cancellati, tra cui la libertà di scelta terapeutica;
  • il rifiuto dello Stato tecnocratico di polizia e dei dispositivi elettronici di schedatura e sorveglianza;
  • l’abbandono del neoliberismo per un’economia che assicuri giustizia, lavoro e reddito per tutti attuando ma aggiornando il modello di economia mista scolpito nella Costituzione del 1948;
  • la piena sovranità politica, economica alimentare e monetaria dell’Italia e quindi l’uscita dall’euro e dall’Unione Europea;
  • una politica di neutralità di pace e fratellanza tra i popoli, quindi la liberazione dalle catene delle NATO.

Si riparta da un’attenta prospettiva strutturale ed organizzativa, ispirata ai principi della cooperazione e della solidarietà.

Non ci appartiene la boria di partito, non ci auguriamo che attorno a noi restino solo macerie, tuttavia è innegabile che nessun dialogo politico sarà credibile se non passando attraverso una critica costruttiva degli errori commessi dai gruppi dirigenti dei “partitini” in occasione delle elezioni del 25 settembre.

Proponiamo quindi di procedere, entro la fine dell’anno corrente o non più tardi del gennaio 2023 verso lo svolgimento di una Assemblea nazionale  che dovrà essere preceduta da assemblee su base regionale o provinciale, le quali si terranno di persona. L’Assemblea nazionale oltre ad approvare Manifesto politico e Statuto, dovrà ed eleggere il Consiglio nazionale e gli eventuali organismi contemplati dallo Statuto medesimo.

Fronte del Dissenso

18 ottobre 2022

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Comments 3

  1. Lidia Beduschi says:
    3 anni fa

    Finalmente uniti in un progetto politico di ampio respiro? Me lo auguro e lo auguro soprattutto all’Italia e agli italiani. Ma che sia unione vera, che, come dite, ha bisogno di riflessione sugli errori commessi e di bandire qualsiasi protagonismo. Grazie per questa speranza. Lidia Beduschi CLN gruppo di Mantova

    Rispondi
  2. Andrea Bassetta says:
    3 anni fa

    Serve innanzitutto la presenza sul territorio, con la realizzazione di sedi di quartiere ove la gente possa rivolgersi,incontrarsi,discutere e scambiarsi idee e progetti.Al fronte è mancato questo aspetto:spero che l’insuccesso possa spingere tutti gli uomini di buona volontà a costruire nuovamente il tessuto sociale.

    Rispondi
    • Francesco says:
      3 anni fa

      Concordo in pieno. Purtroppo pero’ la presenza sul territorio per mezzo di sedi “fisiche” porta anche con se’ un problema non di poco conto: i costi economici. (Affitto della sede e utenze varie).

      Francesco F.
      Manduria (Ta)

      Rispondi

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