TESI SUL CYBERCAPITALISMO

Preceduta dalle conferenze dei Comitati Popolari Territoriali, si è svolta il 13 e 14 novembre 2021 la II. Conferenza nazionale per delegati di Liberiamo l’Italia. Tra i documenti discussi e approvati le TESI SUL CYBERCAPITALISMO. 

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Approvate all’unanimità dalla II. Conferenza nazionale per delegati di Liberiamo l’Italia

13-14 novembre 2021

Il tornante storico

1. Con il crollo dell’Unione Sovietica l’élite americana (sia neocon che clintoniana) scatenò un’offensiva a tutto campo per trasformare l’indiscussa preminenza degli U.S.A. nei diversi campi — economico, finanziario, militare, scientifico, culturale — in supremazia geopolitica assoluta. L’offensiva si risolse in un fiasco. Invece del nuovo ordine monopolare sorse un disordinato e instabile multilateralismo.

2. La grande recessione economica che colpì l’Occidente, innescata dal disastro finanziario americano del 2006-2008, fu un punto di svolta dalle molteplici conseguenze. Indichiamo le principali: (1) il “capitalismo casinò” — contraddistinto dalla centralità della finanzia predatoria: accumulazione di denaro attraverso denaro saltando la fase della produzione di merci e di valore — dimostrava di essere una mina vagante per il sistema capitalistico mondiale; (2) il modello economico neoliberista, quello che aveva consentito la metastasi della iper-finanziarizzazione, esauriva la sua spinta propulsiva ; (3)  la globalizzazione liberoscambista a guida americana giungeva al capolinea sostituita da una “regionalizzazione” delle relazioni economiche mondiali e dalla rinascita di politiche protezionistiche; (4) la Cina, uscita dallo sconquasso come principale motore del ciclo economico mondiale, occupava il ruolo di nuovo alfiere della globalizzazione; (5) una profonda scissione maturava in senso alle élite occidentali: la crisi di egemonia delle frazioni mondialiste alimentava il fenomeno del populismo. Così ci spieghiamo la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti, l’avanzata dirompente di nuove forze politiche “sovraniste” in diversi paesi europei (Italia in primis), la Brexit.

3. Le élite mondialiste non si arresero, prepararono una controffensiva su larga scala. Raccolti attorno al World Economic Forum e ad altri think tank, guru visionari e falangi di intellettuali ispirarono all’élite un piano strategico di contrattacco. Il piano prese forma: (1) riprendere prima possibile le postazioni governative e istituzionali in mano agli avversari ad ai populisti; (2) riconquistare egemonia etico-politica e il consenso perduti con una nuova e penetrante narrazione ideologica ultra-progressista: l’idea di una svolta di civiltà grazie alla potenza della scienza e della tecnica; (3) spingere fino alle estreme conseguenze la radicale trasformazione sistemica interna già in atto grazie alla “Quarta Rivoluzione Industriale” ed alla digitalizzazione della vita; (4) proporre una nuova versione consociativa non conflittiva della globalizzazione, non più basata sulla preminenza americana e liberata dalla metastasi della iper-finanziarizzazione; (5) per spianare la strada ad una simile palingenesi, vincere le resistenze e far accettare a grandi masse il salto nel buio della nuova civiltà tecnocratica e cibernetica, occorreva tuttavia un evento traumatico globale, occorreva “il grande reset”.

Operazione Covid: il banco di prova italiano

4. La pandemia influenzale Sars-CoV-2 è stata, per l’establishment mondialista occidentale, provvidenziale. Una volta spacciata come una catastrofe epocale — “Siamo in guerra, nulla sarà come prima” —, seminati terrore e paura, la pandemia è stata utilizzata come uno rullo compressore per spianare la strada all’ambizioso piano strategico.

5. L’Operazione Covid ottiene presto un doppio e grande successo. Negli U.S.A. l’élite neo-globalista, pur grazie ad un blocco alquanto eterogeneo, riesce a cacciare Trump ed a riconquistare la Casa Bianca. In seno all’Unione europea, addomesticati i populisti e costruita una coalizione ancor più eterogenea, un corifeo della confraternita mondialista come Mario Draghi diviene addirittura Presidente del consiglio.

6. L’Italia, da sempre anello debole dell’Unione europea e spina nel fianco dell’élite, è stata scientemente utilizzata dall’élite neo-globalista come banco di prova per sperimentare l’efficacia e le criticità della grande trasformazione. Qui ci sono stati i lockdown più duraturi e sono state adottate durissime misure restrittive, fino all’imposizione del passaporto sanitario (“green pass”) quindi dell’obbligo vaccinale di fatto. Misure estreme che non hanno avuto alcuna efficacia per fermare la pandemia ma hanno contribuito a scatenare la più grave recessione economica programmata dalla nascita dello Stato unitario. In nome del dogma liberista della distruzione “creativa” abbiamo avuto come conseguenza una distruzione su larga scala di forze produttive, lo smantellamento di aziende e comparti considerati “obsolescenti e non competitivi”, la scomparsa di un milione di posti di lavoro, una gran massa di cittadini gettata sotto la soglia della povertà, l’aumento delle emarginazioni sociali mentre enormi ricchezze si sono accumulate in cima alla piramide sociale.

7. Senza precedenti, se non quelli inferti dal fascismo, i colpi alla già menomata democrazia parlamentare. Col pretesto di tutelare la salute pubblica, formalizzato lo Stato d’emergenza, è stato attuato un vero e proprio regime change. Il governo Conte prima, quello Draghi con più ferocia, hanno adottato inedite e autoritarie misure biopolitiche: interdizione in massa delle libertà personali e civili, cancellazione di diritti politici, criminalizzazione del dissenso, distanziamento interpersonale e soffocamento della vita sociale, terapie sanitarie obbligatorie. Lo Stato di diritto è stato sospeso per fare posto ad un peculiare Stato d’eccezione segnato dalla esautorazione delle prerogative del Parlamento, da una verticalizzazione senza precedenti della catena politica di comando e dalla cessione all’Unione europea di ulteriori pezzi di sovranità nazionale (Next generation Eu, Pnrr, ecc). Infine, in nome della infallibilità della “scienza”, il decisore politico ha definitivamente inglobato nella cabina di regia la casta degli “scienziati”, dei manager e dei banchieri, consolidando i tratti tecnocratici del sistema.

8. Nel nostro Paese, grazie ad una martellante campagna di sacralizzazione della “scienza” e col pieno appoggio della comunità medica e scientifica, più forte è stata la vaccinazione di massa con farmaci a mRNA sfornati dai laboratori di biotecnologia e manipolazione del Dna in mano a Big pharma, a loro volta posseduti dai grandi colossi della speculazione finanziaria (Black Rock, Vanguard, State Street).

9. Non meno cruciali, proprio grazie alla digitalizzazione, i mutamenti indotti in tutti i comparti del lavoro, nella scuola, nella vita di ogni giorno. Sono state sperimentate e applicate nuove forme e modalità di lavoro, di consumo, di vita: smart working, telelavoro, telemedicina, didattica a distanza, comandi a controllo remoto, consegna a domicilio (delivering). Il tutto nella direzione della cosiddetta “contactless society”.

10. Sulla scia di paesi quali Cina, Corea del Sud e Israele, sono stati infine collaudati, dispositivi digitali di sorveglianza e spionaggio di massa (contact tracing e contact tracking). Svolgendo la funzione di apripista nell’edificazione di un sistema di segregazione sociale, il governo Draghi ha imposto la vaccinazione di massa con l’istituzione di un passaporto sanitario e relativo Qr-Code senza i quali non si potrà circolare, lavorare, vivere.  E’ proprio in Italia che si sono così sviluppate, contro il nascente Leviatano, le proteste democratiche più massicce e durature. Il rischio concreto è che al “Green Pass” vengano collegati in futuro nuovi obblighi, per poter godere delle libertà costituzionali. Ora il requisito per il rilascio del certificato è l’essere vaccinato, ma in futuro potrebbe essere, ad esempio, non avere pendenze col fisco, o debiti privati, o magari mantenere certi comportamenti “ecologici”, non diffondere “disinformazione” ecc. Il principio da difendere, invece, è che la Costituzione garantisce i diritti fondamentali a tutti (salvo le eccezioni normate dal diritto penale), e non solo a chi dimostra di essere un “buon cittadino”.

11. Stabilito il precedente le classi dominanti difficilmente torneranno sui loro passi. L’infrastruttura costruita con lo Stato digitale d’eccezione potrà essere riutilizzata in ogni momento, tanto più davanti a disordini sociali e sollevazioni popolari. Posto che lo “Stato minimo” di matrice liberista si è rivelato una mera illusione — nessuna formazione sociale, tantomeno quella capitalistica, può fare a meno di uno Stato forte —, la tendenza dominante che va emergendo dalla grande trasformazione sistemica è quella che vede la definitiva sostituzione della forma statuale formalmente liberal-democratica con una che potremmo definire liberal-fascista — un sistema sociale che si regge su quattro pilastri: (1) neo-corporativismo mercatista (vedi il cosiddetto “stakeholder capitalism”) sul piano dei rapporti economici; (2) tecnocrazia su quello politico-istituzionale; (3) invasivi e sofisticati apparati tecno-polizieschi di controllo e sorveglianza sociale; (4)  riproposizione del tanto vituperato (dai liberisti) Stato etico sul piano ideologico: il sovrano torna a stabilire la nuova morale pubblica, sanzionando quelle considerate illecite.

Cybercapitalismo

12. Il “Grande reset” anticipa e spiana la strada a questo nuovo stadio del sistema capitalistico. Si deve parlare di passaggio da uno stadio ad un altro ove si tratti non di mutamenti epidermici ma di avvento di un nuovo modello sociale — diversa divisione del lavoro, diversa composizione delle classi, diversi blocchi sociali, diversa ideologia, diversi assetti statuali, diversi equilibri geopolitici. Quando dunque, dal conflitto in seno ai dominanti, emerge come egemone la frazione che meglio asseconda le forze oggettive e intrinseche del mutamento.

13. Il capitalismo, per sua stessa natura, è un sistema condannato a crisi economiche ricorrenti. Esso ha tuttavia mostrato una straordinaria capacità di superare anche quelle più catastrofiche che si rivelano dunque come fasi necessarie di ristrutturazione, rilancio e trapasso da un assetto sistemico ad un altro. La tesi secondo la quale il capitalismo avrebbe definitivamente cessato di sviluppare le forze produttive, si è dimostrata, ad oggi, priva di fondamento. Esso, proprio per superare le crisi, deve invece sviluppare le forze produttive anche grazie alle innovazioni scientifiche e tecniche. Abbiamo infatti che ogni rivoluzione industriale è stata concausa di relative trasformazioni sistemiche. La “Quarta Rivoluzione Industriale” (digitalizzazione dispiegata, intelligenza artificiale, internet delle cose) scatena forze potenti destinate a riplasmare in tempi brevi l’intero sistema sociale. Cybercapitalismo è il nome che diamo a questo nuovo stadio evolutivo del sistema capitalistico.

14. Questi i suoi tratti fondamentali: (1) Tutte le sfere della vita sono messe a valore — il profitto, proprio grazie alle nuove tecnologie digitali che consentono di monitorare, scandagliare e conoscere i movimenti ed i bisogni degli umani, viene estratto anche da ogni aspetto della loro vita;  (2) in forza della potenza di calcolo degli algoritmi le aziende possono compiere un’analisi predittiva dei mercati, così da prevedere e addirittura determinare ex ante la domanda, programmando l’offerta così da ridurre al minimo, sia lo scarto tra input e output, sia il grado di incertezza dell’investimento — è una forma capitalistica della tanto vituperata “pianificazione”; (3) con l’automazione di ultima generazione — Robotic Process Automation, machine learnings technologies, internet of things, algorithm engineering, high frequency trading, ecc. — avremo due effetti principali: la trasformazione degli umani in “robot di carne” per cui non saranno più gli uomini ad usare macchine intelligenti bensì queste ultime ad usare gli umani; centinaia di milioni di posti di lavoro verranno cancellati e intere professioni scompariranno; (4) prevarranno rapporti sociali di produzione di tipo neo-feudale ove i salariati saranno come nuovi servi della gleba obbligati a fornire alle aziende lavoro gratuito nella forma di una tangente sul proprio reddito — uberizzazione del rapporto di lavoro, (5) avremo la dominanza del modello di Gig economy, basato sul lavoro a chiamata, occasionale e temporaneo, con la fine di rapporti di lavoro stabili difesi da garanzie contrattuali; (6) grazie alla digitalizzazione la sfera finanziaria conserverà nel cybercapitalismo un posto centrale, potrebbe anzi accrescerlo vista la tendenza all’abolizione del contante, alla eliminazione del monopolio statale dell’emissione monetaria e alla creazione di cripto valute private; (7) dietro alla scorza progressista la “Quarta Rivoluzione Industriale” nasconde una vera e propria controrivoluzione sul piano politico. Sul solco tracciato dalle disposizioni repressive succedute all’11 settembre e grazie all’uso massivo delle tecnologie informatiche, saranno potenziate infrastrutture senzienti e intrusivi dispositivi d’identificazione biometrica, per mezzo dei quali gli umani sono spiati, monitorati in ogni loro movimento, sorvegliati. (8) Terrore sanitario, vaccinazione di massa, “green pass” con Qr-code, sono mezzi propedeutici in vista di questa trasformazione; 9) La neo-confuciana Cina sta un passo avanti sulla via del Leviatano e indica la via per istituire un compiuto sistema di segregazione sociale o apartheid disciplinare. Si tratta del segregazionista “Sistema di Credito Sociale” per cui i cittadini sono schedati e classificati, così che, in base al punteggio, si misura il loro tasso di obbedienza al regime, di osservanza delle sue insindacabili prescrizioni morali. Banali violazioni comportamentali sono equiparate a reati così che ogni persona o gruppo sociale devianti o anomali finiscono in una lista nera, sanzionati e puniti con la privazione di diritti fondamentali di cittadinanza e di vita.

15. Tra i principali strumenti di attuazione del Grande Reset vi sono le applicazioni dell’intelligenza artificiale e le biotecnologie in campo neuro scientifico già disponibili e sperimentate ed oggetto di investimenti da miliardi di euro da parte della stessa Unione europea. Tali applicazioni biotecnologiche sono già in grado di interferire con il funzionamento del cervello umano alterando la coscienza il pensiero ed il libero arbitrio. Pertanto il nostro compito dovrà essere quello di tutelare i cosiddetti “neurodiritti” (una particolare categoria di diritti umani attinenti alla sfera neuro-cognitiva), stimolando e promuovendo una riflessione bioetica e biogiuridica in grado di produrre una legislazione capace di regolamentare le applicazioni neuro scientifiche limitandone e vietandone l’utilizzo per scopi diversi dalla terapie mediche.

Capitalisti di tutti i paesi unitevi!

16. Si deve insistere sull’importanza che riveste il fattore ideologico per l’élite neo-globalista occidentale — in altre parole il soft power di cui dispone per contrastare i suoi avversari interni ed esterni. Molte cose sono state già dette. Qui si deve segnalare il fondamento ontologico e filosofico che sottostà al miscuglio di fondamentalismo progressista, feticismo tecnologico e divinizzazione della scienza (di qui la venerazione dei suoi apostoli).

17. Questo fondamento riesuma e rimaneggia tre principali paradigmi: (1) un’idea apocalittica della storia e del futuro — anarchia sociale incombente, letali pandemie in successione, catastrofici cambiamenti climatici di natura antropica; (2) una concezione antropologica meccanicistica e nichilistica dell’essere umano per cui: da una parte esso è considerato, sulla scia delle neuroscienze, una macchina biologica imperfetta per ciò stesso manipolabile, dall’altra, sul piano morale sarebbe un essere altrettanto difettoso, votato al male e all’autodistruzione, quindi incapace di esercitare e buon fine il libero arbitrio; (3) a questi due paradigmi, fa da contraltare una visione mistica e sacrale della natura, come cosmo dotato d’intrinseca razionalità, natura di cui proprio l’uomo sarebbe non solo nemico ma principale minaccia. Parliamo di un ecologismo radicale che colpevolizzando l’uomo in realtà assolve un sistema capitalistico che ha sempre sfruttato il pianeta, gli esseri viventi che lo abitano (compreso l’umano) e la natura tutta.

18. Senza questi tre pilastri né la fede nelle miracolose capacità della tecno-scienza, né la promessa di una palingenesi progressista della civiltà, avrebbero solidi punti d’appoggio. Né si giustificherebbero come necessari e inderogabili la radicale “transizione ecologica”, il passaggio dalla democrazia alla tecnocrazia, l’idea della devoluzione del comando sociale delle facoltà decisionali dall’uomo alle macchine intelligenti.

19. L’ibridazione uomo-macchina, spacciata come “potenziamento”, in verità implica il rischio di un’annichilimento delle funzioni cognitive, delle facoltà concettuali e la destrutturazione e l’impedimento del pensiero creativo capace di operare astrazioni e distinzioni che reggano alla prova del principio di coerenza e della produzione sociale di senso. In altre parole, col Cybercapitalismo il capitale sembra giunto a porre in questione la possibilità stessa, per i soggetti dominati e anche per i suoi stessi funzionari, di poter elaborare (al di sopra dell’enorme cappa degli algoritmi propri dei sistemi automatici) una forma di pensiero che rispetti i principii di ragion sufficiente, di identitŕ e di non contraddizione. Il che, oltre a inenarrabili e nefaste conseguenze sul piano della comunicazione sociale, veicola il primato globale della logica versatile, del bispensiero e di una miriade di nuove tendenze psicotiche a livello sociale e culturale, le quali si ergono davanti a noi come ostacoli effettivi alla costruzione della visione d’insieme di un nuovo umanesimo che sappia fuoriuscire dall’orizzonte della società del capitale. E’ imprescindibile avere consapevolezza di questi mutamenti per provare davvero a costruirci come forza politica all’altezza dei tempi.

20. L’Operazione Covid è stata un’arma micidiale per avvalorare questa narrazione ideologica di matrice transumanistica. Questa non avrebbe fatto molta strada se non fosse stata sponsorizzata e abbracciata da una nuova potente e trasversale santa alleanza. Il grosso dell’intellighenzia culturale, transitata dal nichilismo postmodernista al fondamentalismo scientista e progressista; pressoché tutta la comunità scientifica; i vertici della Chiesa cattolica bergogliana e le sinistre politiche che hanno spacciato le prescrizioni biopolitiche autoritarie come misure benemerite poiché ispirate ai valori  della fratellanza e della solidarietà verso i fragili ed i deboli; la maggioranza delle destre politiche liberali oramai senza principi e da tempo diventati meri comitati d’affari della grande borghesia neo-globalista —borghesia che è la vera spina dorsale di questa alleanza.

21. Va evidenziato non di meno che questo tentativo di instaurare un regime biopolitico totalitario può poggiare le basi anche su due fenomeni sociali radicatisi negli ultimi decenni: 1) da un lato la scomparsa dei “corpi sociali intermedi”, cioè degli organismi di aggregazione sociale e vario titolo: la società è stata atomizzata e ridotta ad individui isolati e, come tali, facilmente dominabili; 2) dall’altro l’assoggettamento psicologico della popolazione a processi di medicalizzazione che hanno invaso sempre più campi del vivere umano e che spingono le persone ad attendersi dagli apparati sanitari, con fede cieca, la risposta ad ogni loro paura.

22. Ma l’avanguardia di questa alleanza, quella che traccia la linea strategica, è composta da una super-classe la cui prima linea è composta a sua volta da coloro che amministrano le vere e proprie superpotenze della Silicon Valley (GAFAM: Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft). La loro tremenda forza d’urto è economico-finanziaria, politica e ideologica. Nel suo delirio messianico progressista questa super-classe si spinge a perorare l’idea di fabbricare, grazie a manipolazioni genetiche e all’ibridazione uomo-macchina (cyborg), una nuova specie post-umana, una razza di super-uomini destinati a dominare il mondo, per il resto abitato da un’immensa maggioranza di paria. Di qui il paradigma della Queer Theory di superare e cancellare i generi biologico-naturali, l’apologia del gender fluid spacciato come aspirazione al perfezionamento bio-antropologico e simbolo libertario di emancipazione e autodeterminazione. E’ la vera e propria distruzione del soggetto per fare posto all’uomo come oggetto privo d’identità, in perenne metamorfosi e geneticamente manipolabile. Il tutto, ovviamente, smerciato come salvifica rivoluzione antropologica.

23. C’è un altro aspetto ideologico da tenere in considerazione. Non parliamo a caso di élite neo-globalista. Questa considera davvero gli stati nazionali come anticaglie da smantellare (da rimpiazzare con governi periferici trasformati in prefetture), e immagina un mondo in kantiana pace perpetua diretto da un governo mondiale tecnocratico cosmopolitico, nel quale la nuova razza di super-capitalisti globali, siano essi americani o russi, europei o asiatici, coabitino in armonia grazie al vincolo di solidarietà che viene dall’appartenenza al medesimo comitato d’affari, proprio come accade nei consigli di amministrazione delle grandi corporation transnazionali. In questo contesto ci spieghiamo la comparsa negli Stati Uniti d’America del movimento ideologico della cosiddetta “cancel culture”, ultima e fondamentalista propaggine del pensiero globalista politicamente corretto. Questo movimento, che apparentemente si manifesta come sintomo di una freudiana pulsione di morte cresciuto nelle viscere degli Stati Uniti e dei paesi anglosassoni, è in realtà funzionale ai desiderata della super-classe: che si getti pure, assieme all’acqua sporca del colonialismo, del razzismo e dell’americanismo, anche il bambino delle tradizioni più nobili e delle conquiste rivoluzionarie della civiltà occidentale, visto che quelle tradizioni e quelle conquiste sono ostacoli al catartico salto di civiltà.

24. Nascosta dietro alla maschera di un umanitarismo filantropico avanza infine l’esaltazione dei flussi migratori, che l’élite neo-globalista considera indispensabili per realizzare la società melting pot. Buffa idea questa dell’élite, si auspica avvenga in basso ciò che immagina debba accadere in alto. I fatti indicano che andrà diversamente: lo smembramento dei popoli storici e il dissolvimento degli stati nazione sono sostituiti da reti etnico-claniche condannate dilaniarsi a vicenda nella lotta per sopravvivere.

25. Potrà realizzarsi questa rivoluzione controrivoluzionaria? No se le attuali resistenze cresceranno e si allargheranno, se le forze del rifiuto sapranno unirsi in un grande fronte democratico strappando ai nuovi dominanti l’egemonia che essi hanno consolidato grazie al “Grande reset”. Se matureranno politicamente opponendo una diversa visione del mondo e dell’uomo. Nel nostro Paese, proprio grazie alle sue radici storiche, spirituali e culturali, questa diversa visione si va facendo strada come “nuovo umanesimo”. Si tratta di una idea che va però sviluppata politicamente, affinché non sia un’hegeliana “pappa del cuore” ed esca dal guscio poetico e utopistico.

26. Di sicuro il disegno dell’élite neo-globalista incontra potenti resistenze esterne. E’ da escludere infatti che la classe dominante cinese — ispirata all’organicismo autoritario neo-confuciano e animata dall’irriducibile nazionalismo suprematista han —, possa accettare di essere inglobata come socio di minoranza nel mondo nuovo immaginato dalla borghesia neo-globalista occidentale. La classe dominante cinese sembra infatti decisa a contrastare i GAFAM cinesi, i colossi privati dell’informatica Baidu, Alibaba e Tencent (BAT) a cui va aggiunto Huawei, che da tempo ha superato la stessa Apple. Come i concorrenti della Silicon Valley questi giganti, per vocazione e interessi, brigano infatti per un governo mondiale tecnocratico cosmopolitico. Tra i fattori di resistenza esterna al piano dell’élite neo-globalista il principale è rappresentato dai popoli oppressi del terzo e quarto mondo condannati a subire miseria e sfruttamento perpetui e che, per ciò stesso, sono i naturali alleati delle forze oppositive occidentali. Ma fattori di resistenza, posta la posizione ambigua e oscillante dell’India, sono sia la civiltà russa che quella islamica.

27. Queste resistenze esterne al piano strategico dell’élite neo-globalista agevolano quelle interne all’Occidente e in particolare quelle che stanno crescendo nel nostro Paese. Sarebbe un grave errore, tuttavia, scambiare questa convergenza tattica per consonanza strategica. Lo scontro tra grandi potenze geopolitiche è anche conflitto tra civiltà. Noi scongiuriamo questo conflitto, auspichiamo anzi il dialogo, e se non vogliamo essere pedine di altrui potenze, né finire per essere arruolati in guerre per qualche Re di Prussia, abbiamo bisogno, non solo di uno Stato nazionale sovrano e forte, abbiamo necessità di essere il lievito di una grande “riforma morale e intellettuale” della civiltà a cui apparteniamo, rivitalizzando le sue radici democratiche e rivoluzionarie, proponendo un’idea di progresso opposta a quelle delle classi e delle potenze dominanti, un progresso come emancipazione dalle condizioni di antica abiezione sociale e di futuristica perversione macchinina.

L’Unione europea

28. Se negli U.S.A. le resistenze alla grande trasformazione sono forti e molteplici, l’Unione europea è il secondo luogo dove si decide se essa sarà coronata da successo.  E’ in Unione europea che col pretesto della pandemia è stato portato l’attacco più profondo alla democrazia, che sono state sperimentate le misure biopolitiche più radicali.  E’ in Unione europea che l’eurocrazia, col motivo della “transizione ecologica”, sostiene politiche strategiche di ristrutturazione per accelerare l’avvento del cyber-capitalismo. E’ in Unione europea che il processo di smantellamento degli stati nazionali e di sradicamento delle identità storiche è più avanzato. E’ l’Unione europea il posto dove l’élite neo-globalista sta testando l’ambizioso progetto di un nuovo ordine mondiale con a capo un governo di tecnocrati.

29. Effettivamente l’élite eurocratica esce più forte dalla crisi pandemica. Superata la crisi dell’euro e dei debiti sovrani, lasciatasi alle spalle la Brexit, fermata l’avanzata dei populismi e dei sovranismi, essa è ora più salda al comando ed è stata capace di lanciarsi in un ambizioso piano strategico (Next Generation Eu e Recovery  Plan) che punta appunto a fare dell’Unione la punta di diamante di una nuova globalizzazione. In preda al delirio di onnipotenza, l’élite eurocratica si spinge addirittura ad immaginare di costituire un esercito europeo per dare corpo, assieme a quello americano in crisi, al nuovo poliziotto mondiale.

30. Per riuscire in questa impresa epocale si deve passare da una litigiosa confederazione ad un vero e proprio euro-stato federale con un forte potere centrale tecnocratico, governi nazionali trasformati in agenzie d’intermediazione e stati nazionali diventati province imperiali vassalle.

31. Un passaggio che si presenta tuttavia complicato, irto di ostacoli, di difficile se non impossibile realizzazione, ciò che offrirà alle forze oppositive la possibilità di sabotarlo e interromperlo.