I PIENI POTERI di Leonardo Sinigaglia*

De iure, per far fronte all’epidemia di coronavirus, al presidente ungherese Viktor Orban sono stati assegnati dal parlamento i pieni poteri, la facoltà quindi di emanare decreti-legge sorpassando l’esame delle camere.

Immediata la reazione dei quotidiani e degli esponenti della “sinistra” liberal: “dittatore”, “despota”, “tiranno”…

Poche settimane fa il capo del governo della Repubblica Italiana ha deciso che, vista l’emergenza sanitaria in atto, il Parlamento non fosse più necessario, ha quindi iniziato a schierare soldati, droni, poliziotti, carabinieri e dir si voglia per tutta Italia, impedendo alla gente finanche l’ora d’aria concessa ai carcerati, minacciando con asperrime sanzioni chi osasse camminare sui monti o farsi una corsa in riva al fiume a suon di decreti d’emergenza.

Come hanno reagito i “paladini della democrazia” ad un gesto formalmente ben più dispotico ed autoritario di quello del presidente (liberista, è bene ricordarlo, e fortemente anti-socialista) Orban?

Silenzio assordante.

Anzi, non silenzio, ma folli grida lanciate dai balconi ai maledetti untori rei di passeggiare.

Qualche mese fa strillavano contro il Felpetta che aveva usato la locuzione “pieni poteri”, forse per sbaglio o forse con una certa malizia, ed ora, davanti ad un premier che de facto esercita pieni poteri, non accennano la minima protesta.

E quando questi droni non serviranno più a localizzare i runner, ma a pattugliare le strade in cerca di “sovversivi”, quando la polizia, alla quale battete le mani, vi massacrerà di botte quando sarete in piazza a chiedere pane e lavoro, quando quei bei soldati, feticcio onanistico per ogni buzzurro d’estrema destra, vi punteranno contro i loro lucenti fucili, ditemi, sarete ancora a gridare dai balconi?

*Leonardo Sinigaglia è membro del Comitato Popolare Territoriale di Genova




COVID-19: BUGIE DI REGIME di Francesco Santoianni*

Ma davvero non c’era altro modo per affrontare l’epidemia Coronavirus-Covid 19? Perché questa emergenza è stata gestita senza valutare l’efficacia di altre strategie?  Perché è stata dominata da una informazione che è servita solo a terrorizzare la popolazione? Cosa fare ora che questa emergenza ha già gettato nella miseria innumerevoli italiani e accelerato mire indipendentiste che rischiano di distruggere qualsiasi unità nazionale?… Me ne sono già occupato in numerosi – quanto brevi – articoli.

Influenza e mortalità

Con il temine “influenza” vengono
etichettate epidemie virali, che, da tempo immemorabile, nascendo
prevalentemente in Cina
e veicolati da uccelli migratori, si diffondono
ogni anno in tutto il mondo. Alcune di queste hanno determinato gravi conseguenze
come la cosiddetta “Influenza
spagnola
” del 1918-19 o l’”Influenza asiatica
del 1957-58; nonostante ciò oggi il termine “influenza” è generalmente ritenuto
sinonimo di una banale infezione da affrontare con qualche giornata a letto.

Ma quante sono le persone che, in
Italia, ogni anno in Italia, si porta via questa “banale infezione”? Una
autorevole risposta è riportata
qui
ma, prima di addentarci in questa questione, una precisazione.

Mediamente, in Italia muoiono 600 mila persone l’anno; e cioè 50 mila al mese, 1666 al giorno. Le cause della mortalità sono calcolate dall’ISTAT che, al quattordicesimo posto segnala “polmonite e influenza”: mediamente 9.000 morti all’anno. Ovviamente, non tutte le polmoniti dipendono dall’influenza, anche se generalmente, le influenze ad esito infausto sono caratterizzate da polmoniti. Ci soccorre a tal riguardo l’Istituto superiore di Sanità che in questa sua pubblicazione così inequivocabilmente afferma: “…Per questo motivo diversi studi pubblicati utilizzano differenti metodi statistici per la stima della mortalità per influenza e per le sue complicanze. È grazie a queste metodologie che si arriva ad attribuire mediamente 8000 decessi per influenza e le sue complicanze ogni anno in Italia.”

Giustamente, l’Istituto superiore
di Sanità parla di “influenza e sue complicanze”, non già di sola influenza.
Se, infatti, si volessero conteggiare solo le morti in soggetti infettati dal
virus dell’influenza ma non stremati da patologie pregresse o  dalle ingiurie della vecchiaia, si avrebbero
avute cifre
molto più contenute
.  La questione
della esatta causa di morte (si pensi ad esempio ai “50.000 morti ogni anno in
Italia per infezioni
ospedaliere
”) si è rivelata drammatica
durante l’emergenza Coronavirus, come approfondiremo in seguito.

L’emergenza Coronavirus

La dissennata gestione dell’emergenza
Coronavirus nel nostro Paese nasce, sostanzialmente, per motivi politici e dallo
scimmiottamento da parte delle autorità, soprattutto italiane, delle iniziative
messe in atto dal governo di Pechino.

Queste iniziative scaturiscono
per rispondere alla ennesima campagna mediatica sul “virus cinese”, nata negli
USA nell’autunno 2019, per supportare i dazi e le sanzioni alla Cina annunciate
da Trump e finalizzati a fermare lo strutturarsi della Nuova Via della Seta.
Del resto, in Occidente, le campagne mediatiche su minacce biologiche
provenienti dalla Cina non erano una novità. Basti pensare alla SARS
del 2002 che, nonostante un bilancio in vittime davvero modesto è ancora oggi
sinonimo di ecatombe o alla famigerata H1N1 del 2009, (meglio nota come “influenza suina”) scandalosamente
subito proclamata “Pandemia” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Solitamente le autorità cinesi
rispondevano a queste campagne mediatiche – spesso basate sull’”innata”
sporcizia dei Cinesi – limitandosi a rinfacciare all’Occidente le sue disgrazie
(come l’epidemia
influenzale sviluppatasi negli USA nel 2017
che si porto via, in tre mesi, 80.000
americani
). Per il Coronavirus la risposta
è stata, invece, completamente diversa. Una gigantesca mobilitazione sanitaria
fatta davanti alle TV di tutto il mondo (basti pensare ai tre ospedali da 1.000
posti letto costruiti in appena dieci giorni) e, soprattutto, l’imposizione di
una quarantena (50 milioni di persone isolate e pienamente assistite) nell’Ubei-Wuhan,
principale distretto manifatturiero dove attingono le aziende occidentali.

Un blocco della produzione che,
certamente, ha rallentato la prodigiosa crescita del PIL cinese ma che, se continuava,
avrebbe scompaginato l’economia dei paesi occidentali. Circostanza questa che,
ad esempio, ha indotto, il governo USA e i suoi media a ridimensionare
“l’allarme Coronavirus” fino al punto di rifiutare
i tamponi diagnostici
messi a disposizione dall’Organizzazione Mondiale
della Sanità e a mettere il bavaglio
a ricercatori statunitensi che paventavano una catastrofica epidemia da
Coronavirus.

Oggi la Cina da quella gigantesca
mobilitazione ne è uscita trionfante ma, purtroppo, le sue straordinarie misure
“profilattiche” (in realtà, prevalentemente politiche) hanno finito per
legittimare in Occidente la percezione che, il Coronavirus rappresentava una
minaccia biologica di estrema gravità. E il Paese che più ne ha fatto le spese
è stato il nostro.

Il caso italiano

L’Italia si è trovata ad
affrontare “l’emergenza Coronavirus” con un governo debole e con il settore
Sanità in mano alle Regioni, dominate, soprattutto nel Nord, da una opposizione
che già scalpitava per una sostanziale secessione.
A peggiorare la gestione dell’emergenza altri fattori. Ad esempio, l’esigenza
del Governo di farsi perdonare dagli USA la sua precedente adesione (unico
paese europeo
) alla Nuova Via della Seta; circostanza che potrebbe
spiegare, all’inizio dell’emergenza,  la
decisione (solo italiana) di vietare i voli Italia-Cina, che segue di pochi
giorni la altrettanto insensata decisione di permettere ai bambini cinesi,
appena tornati dalle loro vacanze in patria, di rientrare senza
alcun controllo sanitario
nelle loro classi.

Ma a fare precipitare la
situazione in Italia c’è stata – a parere non solo di chi scrive – l’esigenza,
da parte di forze politiche e imprenditoriali, di enfatizzare la minaccia rappresentata
dal Coronavirus per suggerire che senza gli aiuti dell’Unione Europea il nostro
Paese non avrebbe potuto farcela. Bisognava, quindi affrettarsi a firmare il
nuovo Trattato MES (l’Italia era
stato l’unico paese dell’Eurogruppo a non firmarlo) nonostante che nessuna delle
proposte di modifica avanzate a dicembre dal governo italiano fosse stata
accettata dall’Unione Europea. Al momento, l’accettazione italiana al nuovo MES
è stata rinviata; non così la stipula di accordi con la BCE e il FMI per
ottenere aiuti che prefigurano il cappio offerto alla Grecia.

A proposito della enfatizzazione
della minaccia Coronavirus,è necessaria una precisazione. Chi scrive non
ritiene che dietro la campagna ansiogena condotta dai media italiani (in
particolare dalla RAI, azienda  di
Servizio pubblico) ci sia stata una tenebrosa regia (per intenderci tipo quella
raffigurata nel film “007: Il
domani non muore mai”
). Come già detto, in alcuni casi, le epidemie sono
serviti a governi o aziende farmaceutiche, assoldate agenzie di stampa, a
enfatizzare la minaccia; ma quello che si è verificato nell’informazione
Coronavirus in Italia verosimilmente ha altre spiegazioni. E cioè l’incapacità
da parte di un governo, debole e dilaniato da contraddittorie esigenze, di
imbrigliare quella che si direbbe essere la principale esigenza degli attuali
operatori dell’informazione e cioè arraffare audience. E visto che questo può essere
garantito, con minimo sforzo, dalla Paura, è stata questa a dettare tutta
l’informazione in Italia; una situazione che ha emarginato progressivamente
dichiarazioni “tranquillizzanti”,
espresse da pur autorevoli ricercatori  e
dato uno spazio spropositato a 
personaggi solo alla ricerca di pubblicità trascinando così  nel panico l’intera popolazione.

Questo ha prodotto una situazione
simile, anche se molto più grave, a quelle di tante
altre psicosi di massa
(che – occupandomi per quarant’anni
di protezione civile
– mi è capitato di studiare) e cioè la percezione di
quello che sta accadendo che viene determinata SOLO dall’osservazione del comportamento
degli altri. Un Gioco di Specchi oggi enormemente amplificato dai media
interessati, come già detto, a raccattare audience attraverso la Paura. A tal
riguardo è forse interessante riflettere sull’escalation che ha portato alla
situazione di oggi dando una occhiata a come la RAI erogava l’informazione nel 1968
durante ”l’influenza di Hong Kong” del 1968 (in Italia 20.000 morti per
concause
) confrontandola con l’arroganza
di un giornalista RAI
, nel 2002, nei riguardi del Direttore generale della
sua azienda “colpevole” di suggerirgli un atteggiamento più responsabile a
proposito di quella che si è dimostrata essere una fake diffusa per motivi
commerciali: l’epidemia della “Mucca
Pazza”
.

Tra l’altro, il dilagare di una
informazione ansiogena è stato favorito anche dalla sua capacità di
irregimentare la popolazione e, quindi – come in passato le guerre – garantire
il suo prono asservimento al Potere. Questo, tra l’altro, ha determinato il
proliferare di capetti politici che, trasformatisi in sceriffi, sull’onda della
paura e scovando sempre nuovi “untori”, si sono garantiti con il Coronavirus un’aura
di popolarità.

Come già detto, a concorrere alla
dissennata gestione dell’emergenza Coronavirus è stato un ordinamento nazionale
che assegna alle Regioni poteri, praticamente, sovrani nel settore della
Sanità. E così mentre il governo italiano, non faceva sostanzialmente nulla
(nemmeno l’approvvigionamento straordinario di dispositivi di protezione
individuale o di apparecchiature medicali, come facevano quasi tutti i governi europei)
già all’inizio dell’epidemia le Regioni (soprattutto quelle del Nord) – senza
alcun coordinamento nazionale e senza nessuno standard da rispettare –
effettuavano innumerevoli test con tamponi diagnostici applicati su persone “a
rischio” (e cioè che manifestavano sintomi ascrivibili all’influenza o che
dichiaravano di avere auto contatti con potenziali infettati).

E qui si rende necessario un
inciso.

L’affrontamento
delle emergenze epidemiche
può basarsi su differenti strategie. Per il
Coronavirus, oggi, in Gran Bretagna, ad esempio, si è orientati a lasciar
“sfogare l’epidemia” non ponendo quasi nessuna restrizione agli affollamenti
(nella speranza che ciò determini negli infettati una rapida immunizzazione) e,
contemporaneamente, mettendo in quarantena persone ad elevato rischio, come, ad
esempio, gli anziani. In altri paesi, invece, la strategia è quella di
rallentare (con l’imposizione di restrizioni alla mobilità della popolazione)
l’avanzata del contagio per ridurre l’entità del picco
epidemico
, “spalmandolo” in un periodo il più lungo possibile; e ciò per
evitare il collasso del sistema sanitario conseguente all’insostenibile numero
elevato di contemporanei ricoveri. Un’altra strategia è stata messa in Cina
dove, come già detto, si è attuato un cordone che ha messo in quarantena
cinquanta milioni di persone applicando, all’esterno di questo misure, peraltro
abbastanza blande, di profilassi.

Va da sé che qualsiasi strategia
finalizzata ad affrontare una epidemia deve essere scelta analizzando precisi
dati; tra questi, fondamentale è la stima attendibile dei non contagiati, dei
contagiati e delle persone che questi potrebbero infettare. Stima che, in Cina
e nella Corea del Sud, viene migliorata tracciando lo spostamento di queste
persone tramite il GPS del loro cellulare. 
In Italia, invece, il guazzabuglio di dati raccolti dalle Regioni
impedisce di definire una adeguata strategia; ciò rischia di riproporre
(qualora l’avanzata del contagio sia più lenta di quanto ipotizzato) il
riproporsi dell’epidemia quando l’attuale isolamento domiciliare di tutta la
popolazione (insostenibile per più di qualche settimana) sarà abolito.

Ma la cosa più penosa della
faccenda è che i dati dei “contagiati” (raccolti a casaccio dalle Regioni e
che, quindi non permettono di essere
l’indice di alcunché
) rivestono ufficialità nella comunicazione
istituzionale del Governo e della Protezione civile che li affianca al numero
dei “deceduti”.

La questione “morti per
Coronavirus” invece che “morti con Coronavirus” (e cioè se questo virus sia la
causa principale della morte o se sia presente nell’organismo di persone sul
procinto, comunque, di morire per altre patologie o per vecchiaia), è stata
oggetto di innumerevoli e, spesso anche violente, polemiche,
che, comunque non impediscono alla Protezione civile di continuare a  divulgare
il numero di non meglio specificati “Deceduti” seguito dalla farisaica dicitura
“in attesa di conferma Istituto Superiore di Sanità”.

In realtà già il 13
marzo
il direttore dell’Istituto superiore della sanità annunciava che solo
per due persone, tra le tante ascritte come “morte per Coronavirus”, si  poteva 
– per l’assenza di gravi patologie pregresse e per l’età – confermare
questa diagnosi. Il 17
marzo
un verdetto ancora più inequivocabile: su 355 cartelle cliniche
esaminate, solo 12 decessi possono essere ascritti come “morti per
Coronavirus”. Una percentuale, quindi del 3,4% che se proiettata sul numero
complessivo dei “decessi” (2503) comunicato dalla Protezione civile qualche
giorno fa, identificherebbe (3.4 % di 2.503) solo in soli 85 di questi i morti
per Coronavirus. Ma l’esatto numero dei morti, per valutare la letalità del
virus dovrebbe essere commisurato con la stima del numero degli infettati tra
la popolazione. Dato che, certamente non può essere ricavato da quel “totale
positivi” che troneggia ogni sera alle 18 sulle TV e che è stato ricavato da
tamponi effettuati finora esclusivamente tra persone a rischio. Da questo
guazzabuglio ne viene fuori uno sbalorditivo, quanto farlocco, 6,6% tasso di
letalità del Coronavirus nel nostro Paese Un altro “primato italiano”
considerando che lo
studio più affidabile
stima il tasso di letalità del Coronavirus intorno
allo 0,1%.

Il caso Lombardia

Un caso a sé è poi costituito
dall’andamento dell’emergenza in Lombardia, regione nota per il migliore Sistema
sanitario d’Italia; sistema, comunque, già falcidiato dal progressivo  taglio
dei posti di rianimazione
e che, nel gennaio 2018 aveva determinato,
proprio in Lombardia,
un abnorme sovraffollamento dei reparti di rianimazione).

In Italia, il primo
tampone positivo
risale al 20 febbraio all’ospedale di Codogno (cittadina
di circa 15mila abitanti in provincia di Lodi). Fino ad allora, nonostante
l’ansia crescente disseminata dalla TV sul Coronavirus in Cina, l’unica
iniziativa per affrontare una eventuale emergenza nel nostro Paese – al di là
della confusa effettuazione di tamponi da parte delle regioni – si direbbe
essere stata la campagna #MILANONONSIFERMA
(estesa poi a molte città italiane” riportante “Consigli per trascorrere
le  giornate nonostante il Coronavirus”
quali: “fare colazione fuori, approfittare dei saldi, andare dal parrucchiere,
prendere un aperitivo al bar, uscire a cena…”.

La scoperta dell’”infettato di
Codogno” sospese immediatamente questo approccio edonistico per affrontare
l’epidemia imponendo la cosiddetta “linea
dura
”: isolare completamente il paese con un cordone sanitario,
costringendo tutti i suoi abitanti a stare a casa e a sottoporsi a tampone.
Certamente questa “linea dura” ha ridotto la diffusione del contagio a Codogno,
ma l’identificazione, lì, nonostante queste misure, di 170 contagiati avrebbe
dovuto suggerire che il Coronavirus – evidentemente già diffusosi in
tutt’Italia – avrebbe dovuto essere affrontato con misure ben diverse da quelle
della “linea dura”. È stata, invece, proprio questa la strategia adottata:
screening generalizzato – tramite tamponi – per tutti i soggetti “a rischio”,
confinamento nelle abitazioni per tutta la popolazione e ospedalizzazione per i
positivi a Coronavirus affetti da problemi respiratori.

Su questa ultima misura è
opportuno aprire un inciso.

Al pari della “normale”
influenza, il Coronavirus può provocare più o meno gravi infezioni delle vie
respiratorie tra cui la polmonite interstiziale acuta
che, generalmente, determina la morte se non viene affrontata, nei reparti di
terapia intensiva, con la ventilazione
meccanica
, (garantita da ventilatori polmonari, che permette al paziente di
respirare nella lunga attesa che l’infezione si plachi).

In passato, anche pazienti per i
quali poteva verosimilmente insorgere una polmonite interstiziale acuta non
venivano necessariamente trasportati preventivamente nei reparti di terapia
intensiva ma ricevevano assistenza medica domiciliare; è da evidenziare che uno
dei
più completi studi a riguardo
attesta come, anche nei suddetti casi, l’assistenza
medica domiciliare determini percentuali di sopravvivenza molto più alte del
ricovero ospedaliero e questo, soprattutto, considerando l’impatto delle
infezioni ospedaliere.

Si direbbe abbia ignorato questa
e altre considerazioni l’indicazione
governativa
che sconsiglia  al medico
curante di recarsi a casa del proprio paziente affetto da Coronavirus dovendo
egli limitarsi a “consultarlo” telefonicamente prima di compilare un davvero
scarno questionario
(corredato da sorprendenti istruzioni: si veda la voce
“valutazione clinica”) da inviare al 118. Questa deresponsabilizzante
procedura, unita al panico generale e alla velleitaria pretesa di una generale
ospedalizzazione del Coronavirus ha determinato ben presto il trasporto nelle
strutture ospedaliere di un numero spropositato di affetti da Coronavirus; in
questo caotico sovraffollamento,
certamente,  un peso di rilievo lo hanno
avuto le infezioni
ospedaliere
(che già si portano via 50.000 persone all’anno in Italia). Il
risultato è stato una impennata di mortalità e scene da lazzaretto medioevale,
diventate “piatto forte” nelle trasmissioni della RAI e di tanti altri media.

*Francesco Santoianni è membro del Comitato Popolare Territoriale di Napoli




Marziani a Foligno – Comunicato del Comitato popolare territoriale di Foligno

Alla fine nella nostra città sono arrivati anche i Marziani, disvelatisi dentro Foligno in Comune, sigla che raccoglie le sparse ceneri di quella che fu una sinistra folignate fatta di uomini la cui eredità, per la loro statura personale e politica, si sarebbe dovuta raccogliere ed onorare in ben altro modo.

Scesi nella nostra città si sono trovati di fronte ad un
dramma sanitario, sociale ed economico senza precedenti dopo la seconda guerra
mondiale, e vergini di qualunque colpa terrena, hanno dato di piglio a carta e
penna e, codici, norme e loro sapienza in mano, hanno consegnato agli abitanti
di Foligno i comandamenti per tutelare gli operatori della sanità ed i
lavoratori in generale. Ad inconsapevoli cittadini hanno svelato ciò che ancora
non sapevano: non ci sono dispositivi di protezione individuale (DPI), come le
mascherine protettive, in numero sufficiente per proteggerli tutti. A loro
hanno spiegato la normativa che indica come sia preciso dovere del datore di
lavoro fornire i DPI ai propri dipendenti.

Il Comitato di Foligno di Liberiamo l’Italia ringrazia i “Marziani a Foligno” per questo prezioso contributo e dà loro alcune informazioni che Foligno in Comune evidentemente non ha loro fornito.

I cittadini tutti di Foligno, lavoratori dipendenti regolari o in nero, disoccupati, imprenditori, commercianti, partite IVA in generale, si sono trovati di fronte al terribile Cigno Nero del coronavirus privi di quegli strumenti di difesa che lo Stato avrebbe dovuto approntare.

La colpa è dei governi nazionali e regionali appoggiati dai partiti di Foligno in Comune, i quali in questi anni hanno tagliato i fondi alla sanità pubblica, in ossequio alle imposizioni della UE: eccolo il motivo, cari Marziani, per cui oggi non ci sono mascherine per tutelare medici ed operatori della sanità pubblica.

E la regione Umbria, culla della riforma sanitaria nazionale del 1978 che fece diventare la tutela della salute un bene universale da garantire a tutti i cittadini, negli ultimi anni è stata governata da chi ha applicato in pieno le direttive della UE che hanno smantellato il sistema sanitario pubblico, privandolo non solo di sufficienti reparti di terapia intensiva, ma addiruttura di mascherine!

Cari Marziani, il governo amico di Foligno in Comune racconta ai cittadini italiani che darà loro tanti soldi per fronteggiare un disastro sociale ed economico ancora più grave di quello sanitario. Ma voi non fatevi trarre in inganno: guardate i canali televisivi della RAI, dove il governo chiede a quegli stessi cittadini l’elemosina per comperare le mascherine per la protezione civile! O ascoltate la folle proposta del senatore Zanda, di dare in pegno i monumenti dell’Italia.

L’Italia è stata ridotta con le pezze al culo da quelli che per anni ci hanno detto: ce lo chiede l’Unione Europea che è nostra amica e ci vuole salvare. Si è visto in questo frangente quanto ci è amica. Al riguardo, cari Marziani, un ultimo avvertimento: Foligno in Comune vi dirà che l’UE ha dei difetti, ma che da essa non si può uscire, va solo cambiata, e che i cittadini che si rifanno alla Costituzione, quella che all’articolo 1 parla di Sovranità del popolo, non sono patrioti, ma nazionalisti, xenofobi e, perché no, pure razzisti!          

Cari Marziani,  se lo vogliono, portateli nel vostro pianeta quelli di Foligno in Comune, che tanto è un bel po’ che non hanno più i piedi su questa Terra: ai Folignati basterà uscire da questa UE matrigna!






LA VERA VIA D’USCITA Proposte per evitare la catastrofe dell’Italia

Leggete con molta attenzione. Se condividete, aiutateci a diffondere ed organizzatevi con noi. Contattaci: info@liberiamolitalia.org

Qui versione pdf per la stampa

“Non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele”. (Seneca)

Quando un corpo è malato e le sue difese immunitarie sono deboli, basta poco per mettere a repentaglio la sua vita. E’ proprio ciò che sta accadendo al nostro Paese. Lo shock della “pandemia” è stato come un infarto. Le misure draconiane prese dal governo, con conseguente paralisi di gran parte delle attività economiche, con la reclusione forzata dei suoi cittadini, spingono il Paese verso un collasso irreparabile. Più ancora che la “pandemia”, sono il blocco economico causato dalle misure durissime del governo, le colpevoli perdite di tempo e chiusure dell’Unione europea, a penalizzare i cittadini che non hanno santi in paradiso e un cospicuo conto in banca. Il governo giustifica le sue decisioni dicendo che così sarà salvata la vita di molti. Vero, ma il prezzo sarà che fra poco milioni di italiani meno abbienti moriranno di fame e di stenti. Questa è la prima, straordinaria emergenza a cui si deve fare fronte.

Chiediamo dunque al governo:

– uno stanziamento immediato di almeno 30 miliardi per sostenere tutti coloro senza alcun reddito e che si troveranno senza lavoro, compresi lavoratori autonomi e partite Iva;

– di stabilire la sospensione immediata del pagamento delle rate per chi avesse contratto prestiti con le banche e le finanziarie, azzeramento del pagamento delle bollette per chi è senza reddito;

– di stanziare 100 miliardi da concedere, sotto forma di prestiti a fondo perduto, a tutte le aziende, gli esercenti, gli agricoltori e gli artigiani affinché possano riaprire le loro attività.

Ma queste misure immediate e straordinarie non sono sufficienti. Per evitare la catastrofe e promuovere la rinascita del Paese occorre invertire la rotta.

Stiamo assistendo al fallimento del modello economico neoliberista. Non si può più lasciare l’economia in mano alla finanza speculativa e alle multinazionali, attribuendo invece allo Stato una funzione essenziale di indirizzo e pianificazione.

In vista della conquista della piena sovranità nazionale, politica popolare e monetaria, dell’uscita unilaterale dall’Unione europea e dalla gabbia dell’euro, indichiamo gli otto provvedimenti per mettere in sicurezza il Paese che, nel rispetto della Costituzione del ‘48, della democrazia e dei diritti di libertà, siano le fondamenta della sua rinascita.

1) Moratoria sul debito pubblico posseduto dalla grande finanza speculativa, così da evitare ogni azione predatoria ai danni del nostro Paese da parte della finanza globale.

2) Piano di investimenti pubblici da 400 miliardi per la piena occupazione che contempli la creazione di nuove infrastrutture, anzitutto nel Mezzogiorno, la manutenzione di quelle esistenti nonché la tutela del patrimonio pubblico e demaniale, il potenziamento nei settori pubblici della sanità, dell’istruzione, della giustizia e degli enti locali.

3) Salvaguardia del risparmio dei cittadini. Oggi esso è controllato dal sistema bancario privato speculativo, mentre potrebbe essere tutelato, valorizzato e utilizzato come una risorsa per la rinascita del paese. Si dovranno emettere Titoli di stato di solidarietà a sottoscrizione facoltativa con un interesse positivo dedicati esclusivamente ai cittadini italiani.

4) Emissione di una moneta di Stato per creare tutta la liquidità necessaria al sistema economico. Una moneta non a debito, garantita dallo Stato ed a sola circolazione interna.

5) Ricostituzione immediata dell’IRI, con la nazionalizzazione di settori e aziende nazionali strategiche — energetico, telecomunicazioni, viarie e di trasporto, bancarie e assicurative.

6) Rinazionalizzazione della Banca d’Italia affinché sia in grado di emettere a breve la nuova lira, stabilendo contestualmente la netta separazione tra banche d’affari e banche commerciali.

7) Controllo statale del movimento dei capitali, col divieto di cedere a compagnie straniere aziende e/o quote azionarie, nonché beni e patrimoni pubblici. A questo scopo vanno ripensate le funzioni della borsa, da sottoporre a controllo pubblico per renderla funzionale allo sviluppo armonioso della comunità nazionale.

8) Una riduzione generalizzata delle imposte in vista di una profonda ridefinizione del sistema fiscale.

Non c’è altra soluzione realistica, solo con queste otto fondamentali trasformazioni il Paese potrà essere messo in sicurezza e risorgere.

Non c’è da fare affidamento né sull’attuale governo, né sui partiti che ci hanno portato sull’orlo della catastrofe poiché tutti ubbidiscono al grande capitalismo. Diffidiamo infine di consegnare il Paese nelle mani dell’ennesimo “salvatore della patria” organico al sistema predatorio. Per questo è urgente come non mai che sia il popolo ad alzare la testa ed a prendere in mano i destini del Paese.

Ci dicono che “siamo in guerra”. Non dimentichiamo come l’Italia risorse. Tutte le forze sane e popolari del Paese si unirono in un Comitato di Liberazione Nazionale che ci liberò dall’invasore e ci consegnò quei beni preziosi che sono la Repubblica e la Costituzione.  
Da lì vogliamo ripartire!

Liberiamo l’Italia
28 marzo 2020




COORDINAMENTO NO MES

Cos’è il M.E.S.?

L’ istituzione finanziaria
internazionale (art. 1) del M.E.S. (Meccanismo Europeo di Stabilità)
nasce da una falla insita nel modello neoliberista dell’Unione monetaria
europea [o anche Eurozona] che non prevede una Banca Centrale come
prestatore di ultima istanza degli Stati (art. 123 del TFUE). Il M.E.S.
però non solo manca l’obiettivo di coprire questa falla, ma con la
Riforma prevista la renderebbe una voragine, da riempire poi in
grandissima parte con i redditi e i risparmi dei cittadini italiani.

A chi risponde il M.E.S.?

Il modo in cui gli amministratori del
M.E.S. utilizzeranno le risorse e svolgeranno le proprie funzioni è
coperto da immunità, oltre a ciò tanto gli scritti quanto i documenti
ufficiali godono addirittura dell’inviolabilità (art. 35) infatti per
legge le attività del M.E.S. sono coperte da segreto, inviolabilità
della sede, esenzione da imposte, immunità del personale e
insindacabilità degli atti da parte di qualsiasi autorità (art 32 e
segg.).

La riforma del M.E.S. aiuterebbe gli Stati in difficoltà?

L’Italia è impegnata a versare ben 125
miliardi di euro nelle casse del M.E.S. per avere una riforma che la
ripagherebbe sottoponendola a condizioni rinforzate (art. 14) ovvero
classificandola come un paese di serie B rendendo deleterio accedere
anche soltanto a una minima parte dei soldi versati: una nostra
richiesta di prestito, per un momento di difficoltà, renderebbe molto
probabile la procedura di ristrutturazione ( art.12). Tale eventualità
attiverebbe nei mercati finanziari aspettative di insolvenza trascinando
il Paese nella voragine di una crisi economico-finanziaria
assolutamente deleteria: a quel punto scatterebbe il bail-in (punto 12B
del preambolo), ovvero il prelievo forzoso del risparmio dei cittadini,
con il default dei titoli di Stato.

Chi trarrebbe vantaggio dalla riforma del M.E.S.?

Un vantaggio l’avrebbero i paesi che per
le regole di valutazione scelte nella Riforma, regole la cui
applicazione in passato ha solo aggravato i problemi e non risolti,
sarebbero classificati di serie A come la Germania, a cui sarebbe
consentito di accedere ai prestiti per shock esterni senza rischi di
ristrutturazione e le cui banche potrebbero avvalersi di una rete di
protezione qualora vi fossero conseguenze negative dai default di altri
Stati. Oltre a queste garanzie e protezioni vi sarebbe un vantaggio
nelle procedure di liquidazione attivabili da questi creditori verso i
paesi in temporanea difficoltà, con l’Italia in prima linea di
appetibilità visto il patrimonio pubblico e privato di cui dispone.

È possibile fermare la riforma del M.E.S.?

E’ possibile perchè non è ancora stato
ratificato dal Parlamento italiano, ed è doveroso per gli effetti
nefasti che subirebbe il popolo italiano.

Prima della riforma il M.E.S. ha già
operato in Grecia provocando fallimenti, disoccupazione, povertà,
suicidi, nonché il passaggio di proprietà a favore di soggetti esteri di
aziende e infrastrutture greche. In quel contesto poi i soldi usciti
dalle nostre tasche sono anche finiti nei bilanci delle banche francesi e
tedesche.

La Riforma del M.E.S. rende ancor più dure le imposizioni mettendo a rischio di procedura anche paesi con una situazione economica e finanziaria generale comunque solida che però non rientrino nei parametri di ammissibilità artificialmente selezionati (All. III), esattamente come accadrebbe per l’Italia.

Fonte: coordinamentonomes.it




COVID-19: POSSIBILI STRATEGIE DI CONTRASTO di Armando Mattioli*

Pandemia da COVID-19: le possibili strategie di contrasto

L’Italia si trova di fronte ad una pandemia senza precedenti recenti, che ha imposto a tutti i paesi l’adozione di misure di contrasto, inquadrabili in due tipi 1, 2, 3, 4 :

  1. la mitigazione, che tende a rallentare la diffusione dell’epidemia mediante l’isolamento domiciliare dei casi infetti e dei loro contatti e proteggendo con il distanziamento sociale le persone a maggior rischio di grave malattia (anziani e/o malati). Da una parte permette l’instaurarsi dell’immunità di gregge, l’unica condizione che può bloccare definitivamente l’epidemia, dall’altra però, pur riducendo i picchi dei casi di malattia, non evita comunque che venga sopraffatta la capacità recettiva delle strutture sanitarie, con particolare riferimento ai reparti di terapia intensiva e rianimazione. In riferimento alla Gran Bretagna, in cui l’epidemia lasciata al suo decorso si stima che produrrebbe 500.000 morti, le strategie di mitigazione ridurrebbero di 2/3 gli accessi alle strutture sanitarie ed il numero di morti della metà,.

Il suo impatto sulle libertà di movimento e riunione dei cittadini e sull’economia è limitato.

  1. la soppressione, adottata da Cina, Italia, Spagna, Gran Bretagna ed altri paesi mira ad invertire fino a bloccare del tutto l’epidemia (fase del “martellamento” 4), aggiungendo il distanziamento sociale di tutta la popolazione, consigliando di restare a casa il più possibile, chiudendo luoghi di aggregazione, scuole, università e luoghi di lavoro e vietando gli assembramenti. Questa condizione estrema blocca temporaneamnete la diffusione del contagio, ma nel contempo impedisce l’instaurarsi dell’immunità di gregge e pertanto, una volta sospesa, il virus può riprendere la sua diffusione nella popolazione. Quindi la sua sospensione definitiva è subordinata alla scoperta e produzione di un vaccino o di farmaci efficaci, allo stato non disponibili prima di 12-18 mesi e ciò comprensibilmente genera una situazione insostenbile. L’ipotesi più plausibile è che la fase del martellamento serva ad aumentare la disponibilità di posti letto e numero del personale nei reparti di terapia intensiva e rianimazione negli ospedali, in modo che sia possibile gestire picchi più elevati di ricoveri rispetto all’inizio dell’epidemia. A quel punto si allentano le misure restrittive ed inizia la fase cosiddetta della “danza 4 ”: quando il numero dei ricoveri aumenta fino ad avvicinarsi al picco massimo gestibile dalle strutture sanitarie, si attiva una nuova fase di “martellamento”, seguita da un altro allentamento e così via, per molti mesi, fino a quando l’immunità di gregge conseguita nelle fasi di allentamento non blocchi definitivamente il COVID-19. Si ipotizza che per porre termine all’epidemia potrebbero occorre fino a 18 mesi. L’impatto delle fasi di “martellamento” sulle libertà dei cittadini e sull’economia è molto più pesante rispetto alla strategia di mitigazione.

Il decisore politico deve fare un’attenta valutazione dei costi e benefici nella scelta della strategia che adotta, tenuto conto che gli aspetti sanitari, sociali ed economici sono strettamente intrecciati fra loro, oltre a quelli geografici e demografici. Rispetto a questi ultimi, si comprende, ad esempio, che l’impatto positivo del divieto generalizzato di uscire da casa, peraltro non previsto dalla letteratura reperita, è diverso in una grande e popolosa città rispetto ad un paese di montagna. Sulla base dello studio dell’Imperial College di Londra (1) in Gran Bretagna, per cui i morti sarebbero circa 500.000 in assenza di misure di contrasto, si può stimare attorno ai 400.000 il numero dei morti in Italia. Si tratta di una stima approssimativa che dà comunque l’idea dell’ordine di grandezza, tenuto conto che la media delle epidemie stagionali di influenza di aggira attorno agi 8.000 morti l’anno

Ciò premesso e venendo alla situazione italiana, le considerazioni più importanti da fare sono le seguenti:

1) se non si fossero adottate misure di soppressione dell’epidemia i morti sarebbero stati migliaia di più di quelli effettivamente contati, vista la impossibilità di gestire i malati gravi da parte dei reparti di terapia intensiva, come è accaduto nelle prime settimane dell’epidemia;

2) le misure adottate sembrano aver dato i loro frutti positivi nel contrastare la mortalità da coronavirus a partire dal 10-11 marzo, come ci dicono le analisi statistiche 5

elaborazione propria

elaborazione propria

3) nulla sappiamo però ancora sui costi effettivi in termini di mortalità e morbosità, legati al fatto che:

– le normali attività di diagnosi e cura delle strutture sanitarie, compresi i centri igiene mentale, sono state bloccate;

– le pesanti restrizioni nella vita quotidiana dovute al distanziamento sociale e la paura generale, l’ansia e l’incertezza   sul domani generano stress nella popolazione 6 ;

– la crisi economica da una parte genera stress legato alla perdita del lavoro, con aumento di suicidi, cirrosi epatica e malattie respiratorie 7, dall’altra riduce la possibilità di accedere alle prestazioni a pagamento tra le fasce di popolazione economicamente più svantaggiate.

4) Visto che il trend esponenziale della pandemia attorno al 10-11 marzo inizia a calare progressivamente in ragione delle misure di soppressione della pandemia adottate nei giorni precedenti, si ritiene opportuno rivalutare l’adozione del divieto di uscire di casa per attività motoria e sportiva all’aperto introdotto il 21 marzo dal ministero della sanità su tutto il territorio nazionale, magari togliendolo a partire dalle zone di aperta campagna. Infatti tale divieto impatta negativamente sulla salute della popolazione, sia per lo stress cui la sottopone, in particolare nei confronti dei soggetti psicologicamente più fragili, sia perché inibisce l’attività motoria benefica per l’apparato cardio respiratorio e muscolare delle fasce di popolazione anziana 8, cioè quella stessa più vulnerabile al coronavirus.

Armando Mattioli è membro del Comitato Popolare Territoriale di Foligno




ITALEXIT? LA TENTAZIONE E’ FORTE! Oggi 25 marzo su HOMO SAPIENS

Oggi pomeriggio alcuni membri di Liberiamo l’Italia saranno ospiti di Glauco Benigni sulla pagina facebook HOMO SAPIENS, in diretta dalle ore 16:00 alle ore 18:00.

«La grave emergenza sanitaria che ha colpito l’Italia rischia di far precipitare il Paese in una depressione senza precedenti. Il blocco totale decretato dal governo faciliterà un crollo dell¹economia, con conseguente impennata della disoccupazione e milioni di citadini gettati sul lastrico. C¹è bisogno di un vero e proprio Piano d¹Emergenza nazionale».

Saranno presenti:

Mauro Grimolizzi, imprenditore, Monfalcone; Leonardo Sinigaglia, studente, Genova; Daniela Di Marco; P. Iva, Foligno; Umberto Spurio, impiegato, Ischia; Armando Mattioli, medico, Foligno; Leonardo Mazzei, pensionato, Lucca.

Qui l’evento facebook.




LIBERIAMO L’ITALIA BENEVENTO

LIBERIAMO
l’ITALIA (LIT) COMITATO POPOLARE TERRITORIALE di Benevento

COMUNICATO STAMPA

“Qualora il governo violi la libertà e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza è il più sacro dei diritti e il più imperioso dei doveri.” (Giuseppe Dossetti)

“Senza la Sovranità monetaria le nuove generazioni non avranno altra scelta che quella tra il suicidio e la disperazione.” (Giacinto Auriti)

L’avv. Nunzio Gagliotti, all’uopo delegato, rende noto che si è costituito in Benevento il Comitato popolare
territoriale “LIBERIAMO L’ITALIA” (LIT). Il Comitato condividendo gli ideali e
gli scopi promossi dal Coordinamento Nazionale “LIT”, persegue i seguenti
obiettivi:

1) uscire dall’euro e dall’unione europea;

2) lottare, in tal senso, per l’affermazione della Sovranità Nazionale e per la Liberazione del nostro Paese da ogni condizionamento esterno che limiti detta Sovranità, a partire dai vincoli dell’unione europea, della moneta unica e della nato.

3) avviare una concreta azione politica collettiva, condivisa e partecipata dai cittadini;
4) costruire un’alleanza tra tutte le forze democratiche, antioligarchiche e pro Costituzione.

Il Comitato popolare territoriale “Liberiamo L’Italia”
di Benevento intende, pertanto, promuovere in ogni sede e con ogni mezzo legale
:

1) l’uscita dall’euro e dall’unione europea;
2) l’attuazione della Costituzione Italiana primigenia del 1948 (violata con le modifiche del 2001 del cosiddetto “vincolo esterno” e del 2012 del cosiddetto “pareggio di bilancio”);

3) il ripudio dei trattati istitutivi dell’unione europea in quanto contrari ai principi fondamentali della Costituzione Italiana del 1948 e, parimenti, del trattato conosciuto come “fiscal compact” (pareggio di bilancio) e del trattato istitutivo della super banca (franco – tedesca) denominata MES;

4) l’adozione di una moneta sovrana non a debito;
5) la promozione della fraternità tra i popoli europei contro l’oligarchia di Bruxelles (sotto l’egida franco tedesca);

6) il diritto dovere di ogni cittadina e cittadino di resistere individualmente e collettivamente agli atti dei pubblici poteri che violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione del 1948.

Benevento lì 19/03/2020, con preghiera di massima diffusione

Avv. Nunzio Gagliotti delegato CPT di BN della LIT




A MALI ESTREMI, ESTREMI RIMEDI di Paolo Maddalena*

La tragedia globale del virus Covid-19 avanza in tutto il mondo. I dati di ieri ci dicono che in Italia i decessi sono 1809 e il totale dei contagi sfiora i 25 mila.

Due sono i problemi gravissimi che dobbiamo risolvere: colmare il più velocemente possibile le inefficienze del sistema sanitario, che, da governi che non hanno capito il senso delle loro azioni, è stato in gran parte privatizzato, tagliando solo negli ultimi 10 anni ben 40 mila posti letto negli ospedali.

È urgente ricostituire i posti letto perduti, acquistare i ventilatori e tutto ciò che occorre per la terapia intensiva, aumentare il personale ospedaliero (medici, infermieri, tecnici ecc.). E si noti che in questi anni ben 8 mila medici andati via non sono stati sostituiti. Occorre, inoltre, tener conto della situazione di bisogno in cui versano le persone contagiate e soprattutto le famiglie delle persone decedute alle quali occorre far sentire lo spirito di solidarietà di tutti gli italiani

Altro problema è quello di fronteggiare i disastrosi effetti economici prodotti dalla diffusione del corona virus.

Sotto questo secondo aspetto emerge con estrema e inconfutabile chiarezza che la pandemia del Covid-19 ha dimostrato che causa unica del disagio economico italiano consiste nel fatto che l’Italia è stata costretta, dai trattati europei, a far parte di sistema economico predatorio neoliberista che avvantaggia i paesi ricchi e riduce in miseria i paesi più poveri.

La prova di ciò sta nel fatto che la Germania, che ha conquistato il primato economico in Europa attraverso violazioni continue di obblighi internazionali (non ha pagato i debiti di guerra, ha fatto pagare a noi il contributo per l’unificazione tedesca, ha nascosto i debiti dei Lander nella banca pubblica KfW, facendo emergere un debito pubblico inferiore a quello reale, ha violato per 5 anni i limiti di Maastricht, non ha mai denunciato il suo surplus commerciale e così via dicendo, senza mai essere ripresa dalla Commissione europea) è oggi il paese europeo che più agevolmente supera gli effetti disastrosi provocati all’economia dalla diffusione del corona virus.

Essa infatti immette nel mercato, tramite la banca pubblica KfW, il cui capitale è per l’80% dello Stato federale e per il 20% dei Lander, almeno 550 miliardi di euro, aiutando così (a dispetto del divieto degli aiuti di Stato previsto dai trattati) le imprese tedesche di ogni tipo e risollevando la situazione economica di ciascun cittadino con l’immissione nel mercato di tanta liquidità.

Ben diversa è la situazione economica italiana, che, messa dal sistema economico predatorio neoliberista, con le spalle al muro, si trova a dover fronteggiare l’emergenza economica con lo sforamento dei limiti di Maastricht di 25 miliardi, naturalmente a debito e, disponendo aiuti alle imprese per circa 350 miliardi con la garanzia dello Stato, cioè di tutti i singoli cittadini italiani, che dovranno pagare con enormi sacrifici le spese ora indispensabili (mentre i tedeschi non pagheranno nulla perché i 550 miliardi emessi dalla KfW con interessi negativi saranno immediatamente comprati dal mercato generale).

In questa situazione di assoluta emergenza a noi non resta che assumere una posizione molto drastica che ci svincoli dai lacci con i quali è stata imbavagliata la nostra economia e lo facciamo in base alla forza che ci proviene dal fatto che al momento 20 mila persone (e i numeri aumentano costantemente) in soli 3 giorni, hanno sottoscritto la nostra petizione alle Camere per rifiutare la ratifica e l’approvazione del MES e nella quale sono stati già espressi iconcetti che di seguito riportiamo.
VAI ALLA PETIZIONE CONTRO IL MES: http://chng.it/wZvzDtGN
Si tratta di uscire dal sistema economico predatorio neoliberista per ricostituire in Italia un sistema economico produttivo di stampo keynesiano, che preveda: nazionalizzazioni, intervento dello Stato nell’economia, distribuzione della ricchezza alla base della piramide sociale, investimenti pubblici nella sanità, nell’istruzione, nella ricerca e così via dicendo.

Si tratta in pratica di abrogare la ratifica dei trattati di Mahastrict e di Lisbona, nonché la ratifica avvenuta con legge 23 marzo 1947 numero 132 della partecipazione al Fondo monetario Internazionale e alla Banca Mondiale e infine l’abrogazione della ratifica del trattato di commercio Wto avvenuta con legge 29 dicembre 1994, numero 747.

In ultima analisi si tratta di riconquistare la sovranità monetaria che è essenziale per eliminare il debito pubblico con tutte le sue conseguenze. A questo proposito poi c’è da fare una attenta revisione di questo debito, il quale, in massima parte, è un debito ingiusto perché provocato da speculazioni finanziarie del mercato generale, riconoscendo solo quella parte dello stesso debito (davvero molto piccola) ricollegabile a debiti contratti per le spese pubbliche.

In questo nuovo quadro sarà possibile nazionalizzare l’intero patrimonio pubblico del popolo italiano che è stato dissipato con le privatizzazioni e svenduto a singoli faccendieri privati e fameliche multinazionali.

Tutto questo, nella situazione che stiamo vivendo, è imposto dalla nostra Costituzione e, particolarmente dagli articoli 1 (sovranità popolare), 2 (diritti inviolabili dell’uomo), 3 (eguaglianza economica e sociale), 41 (divieto di contratti contrari all’utilità pubblica), 42 (obbligo del proprietario di assicurare la funzione pubblica della proprietà), 43 (necessità di porre in mano pubblica i servizi pubblici essenziali e le fonti di energia).

Chiudiamo questo discorso ricordando che oggi si commemora l’assassinio di Aldo Moro, il quale fu ucciso perché voleva che l’Italia non entrasse nel sistema economico predatorio neoliberista.

Roma, 16 marzo 2020

*Il Professor Paolo Maddalena è Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”.

Fonte: attuarelacostituzione.it




I COLPEVOLI DEL DISASTRO

Il coronavirus infetta.

Ma si muore perchè mancano:

Ospedali, posti letto, terapie intensive, medici, infermieri, mascherine…

In nome del liberismo, del pareggio di bilancio e dei vincoli europei, hanno distrutto il SISTEMA SANITARIO NAZIONALE

In 20 anni:

Fondi alla sanità: meno 37 miliardi

Posti letto: meno 70 mila

terapia intensiva: meno 2.900

Medici: meno 15 mila

Infermieri: meno 35 mila